Assemblee congressuali Ars Imperia 16 e 30 aprile 2010 Risoluzione finale

Lo scontro in atto tra diverse componenti, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra, è il riflesso più evidente di come la crisi si evidenzi a livello politico.

Il dato più importante delle recenti elezioni regionali risulta il notevole calo di votanti e di voti validi. I valori percentuali segnalano solamente i rapporti di forza tra le diverse componenti, mentre le cifre assolute di votanti manifestano la profonda insoddisfazione dei cittadini.

Nel centro-destra sta prevalendo la linea populistica, filo leghista, di Berlusconi, mentre l’alternativa di una destra diversa risulta confinata in una collocazione scarsamente influente politicamente nell’immediato.

La nostra riflessione constata la sconfitta complessiva del centro-sinistra nelle elezioni dello scorso 28/29 marzo.

Non solo gli arretramenti elettorali del centro-sinistra, e la perdita cospicua di regioni governate, denotano un affievolirsi della sua forza, ma hanno anche pesato negativamente orientamenti culturali che hanno teso a svilire la funzione delle lotte fino a supportare linee padronali sui contratti, come è stato evidente da parte della Cisl e della Uil.

Il centro-destra riprenderà il suo tentativo di minare la Costituzione nata dalla Resistenza: malgrado lo scontro interno le varie anime sono accomunate dalla predilezione per la Repubblica presidenziale.

Non sarà mai ripetuto a sufficienza che la scelta presidenzialistica significherà sottrazione di poteri alle assemblee parlamentari ed elettive in generale.

Del resto negli ultimi lustri, anche con il sostegno di molta parte del centro-sinistra, si erano amputati i poteri delle assemblee comunali, provinciali e regionali a favore degli esecutivi e delle figure monocratiche che li presiedono.

Si è operato per far passare l’idea che l’efficienza amministrativa non potesse tollerare la partecipazione e che era preferibile un sindacato neocorporativo rispetto a quello conflittuale.

L’Ars ritiene che il primato, in ultima analisi, debba essere sempre dei lavoratori tutti che dovranno poter esprimere in ogni occasione il parere dirimente.

I lavoratori non dovranno limitarsi a parare i colpi che il capitalismo neoliberista sta loro assestando, ma è vitale che divengano protagonisti, con loro proposte operative.

L’Ars ha compreso da tempo che il confronto ha dimensioni mondiali e che la sinistra deve definire la propria strategia avendo presente la necessità di esprimersi almeno a livello europeo.

L’economia verde e’ il motore energetico della terza rivoluzione industriale

E’ importante per la sinistra farsi partecipe come forza politica in grado di saper vedere e indicare un futuro in cui, invece, la speranza di una vita migliore, sia un traguardo più concretamente ottenibile attraverso l’individuazione di un modello di sviluppo “sostenibile” in cui la “sostenibilità” sia essenzialmente basata sull’utilizzo delle fonti “rinnovabili” (sole, vento, acqua, biomasse, geotermia) che garantiscono la miglior vivibilità e continuità dell’uomo, rispetto ad un modello “non più sostenibile” che, invece, continua porre al centro l’uso delle fonti “fossili” (petrolio, carbone, gas, uranio), ormai datate nel medio periodo (ad esclusione del carbone, le cui riserve sono ancora ingenti) e, comunque non più in grado di far fronte, se non a scapito di irreversibili danni ambientali, alle esigenze energetiche che la globalizzazione dell’economia impone.

Il nuovo modello energetico sta all’interno della cosiddetta “economia verde”. Le vecchie logiche centralistiche delle energie fossili, secondo cui bisogna “concentrare” in poche centrali la produzione di energia da petrolio, gas, carbone e uranio, sono destinate ad essere gradualmente ridimensionate per lasciare progressivamente il campo alle fonti rinnovabili, già oggi sufficientemente competitive rispetto a quelle fossili.

Recentemente è stato reso pubblico uno studio, commissionato dalla fondazione europea per il clima (Ecf) e realizzato con la consulenza di diverse grandi compagnie elettriche, il corposo rapporto McKinsey (“Roodmap 2050”) in cui il prestigioso istituto di ricerca economica analizza le varie opzioni tra le quali quella che al 2050 l’Europa potrebbe essere fornita al 100% di energia da fonti rinnovabili.

Una tale svolta consente, infatti, di alimentare uno sviluppo “sostenibile”, evita i rischi connessi alla produzione di energia nucleare, diminuisce dell’80 per cento le emissioni di anidride carbonica, rispetto al 1990, stoppando l’effetto serra. Si tratta, perciò, di un investimento sul futuro del pianeta e dell’umanità, in ragione di un destino comune, al di là degli interessi più egoistici individuali o generazionali.

Il citato rapporto sostiene inoltre che il nucleare non è assolutamente necessario. Quel 20 per cento che verrebbe a mancare, in un mix energetico con le rinnovabili all’80 percento, potrebbe arrivare da altre due fonti. La geotermia, oggi ancora in fase sperimentale e l’importazione di energia da centrali solari in Nord Africa, come già prevede il progetto Desertec, lanciato lo scorso anno, possono integrare il fabbisogno energetico.

In una Europa così “pulita”, in cui complessivamente consumeremmo meno gas e petrolio, il costo dell’energia in generale, che lo stesso rapporto prevede, scenderebbe del 20-30 per cento rispetto allo scenario senza rivoluzione verde.

La sfida futura è quindi una redistribuzione territoriale della ricchezza prodotta dall’energia. Si potrà dare lavoro a migliaia di piccole e medie aziende installatrici e se ne creeranno di nuove, ma anche il cittadino, il piccolo imprenditore e chiunque disponga di una superficie adatta, potranno godere del reddito che il sistema prevede. Le regioni che per prime lo implementeranno permetteranno a tutti, e non solo ai grandi gruppi finanziari e alle banche , una reale uscita dalla crisi e una crescita duratura e legata alle risorse del territorio, a sistemi di economia locale.

La nostra associazione è interessata a sostenere tutte le esperienze locali che volgeranno in tale direzione.

Le nostre proposte per la scuola

La scuola pubblica è stata posta in una eccezionale condizione di difficoltà a causa dei pesanti tagli che sono stati annunciati come riforme. Per non limitarci al livello delle proteste, pur necessarie, avanziamo alcune proposte.

Asili nido: la gestione degli asili nido è responsabilità della Regione e dei Comuni; da anni a livello europeo si sottoscrivono piattaforme per un aumento graduale, ma continuo, dei posti a disposizione per l’utenza 3 mesi- 3 anni,. Nella nostra provincia non c’è solo la questione delle liste d’attesa, c’è l’effetto rinuncia delle famiglie che non fanno nemmeno domanda perché non sperano in un aumento di disponibilità del servizio pubblico e si rivolgono alle iniziative private che si stanno moltiplicando. Le proposte alternative degli ultimi anni (micro-nidi; nidi familiari, tate a domicilio…) sono fallite. Dobbiamo puntare all’aumento di questo importante servizio educativo.

Sezioni Primavera: sono una risposta, seppur parziale, alla questione dei nidi, hanno una gestione stato/regione, accolgono bambini dai due anni e mezzo, ma è difficile ottenerle, fino ad oggi la maggior parte sono state istituite nelle scuole private, è urgente utilizzare questa soluzione sperimentale che favorisce le famiglie (l’asilo nido è costoso, la sezione Primavera pubblica è gratuita).

Scuola dell’Infanzia: i tagli hanno portato ad un aumento del numero di bambini per sezione che è diventato addirittura pericoloso per la loro sicurezza (fino a tre anni, nei nidi, un insegnante ogni 7 bambini, a tre anni, nella Materna, un insegnante arriva a tenerne 28!) Dobbiamo riattivare i comitati genitori, il COGEDE

Scuola dell’obbligo: i tagli hanno portato all’eliminazione di una serie di servizi (sostegni ad alunni in difficoltà, insegnamento dell’italiano agli stranieri, attività alternative alla religione cattolica!) Urge riattivare un movimento cooperativo dei docenti e il comitato dei genitori democratici.

Obbligo scolastico a 16 anni: obbligo scolastico vuol dire andare a scuola tutte le mattine. L’attuale governo ha modificato le carte in tavola: l’obbligo scolastico si può realizzare anche nell’apprendistato. È urgente attivare docenti , studenti e genitori insieme e far capire bene la differenza per il futuro dei ragazzi.

Scuola superiore: si cerca di spendere meno riducendo l’utenza ( meno ragazzi la frequentano, meno si spende infatti sono già stati sottratti quelli che entrano precocemente nell’apprendistato; riducendo le ore di scuola e sostenendo che deve studiare solo chi è portato , tutte scelte che convengono alle classi privilegiate.. Per i nuovi stia succedendo la stessa cosa denunciata per le sezioni Primavera: le scuole private hanno meno vincoli , sono già pronte a partire quando la scuola statale è ancora in attesa di autorizzazioni che non arrivano. come è successo in provincia per il liceo musicale e coreutico che parte solo a Sanremo La direzione di marcia è evidente! Dobbiamo valorizzare organizzazioni di genitori, docenti e studenti che sono a favore della scuola pubblica.

Formazione professionale regionale: potrebbe essere un settore parallelo alla formazione liceale, che porta a professionalità specializzate, ma occorre attivare un sistema di monitoraggio sulla qualità dei corsi nel nostro territorio.

Università la nostra università imperiese stenta a decollare perchè offre poche scelte ai ragazzi della provincia. Ci sono settori di studio e di ricerca che potrebbero utilmente essere decentrati, penso ad esempio alle Scienze dell’educazione.

Formazione dei docenti: con i tagli le scuole tendono a non organizzare iniziative di formazione ricorrente del personale e le occasioni esterne sono tutte costose e, con gli stipendi attuali, è logico che la gran parte dei docenti in servizio rifiuti di perfezionarsi a spese proprie. Nella sede dell’ARS abbiamo organizzato un Centro Didattico permanente basato sullo scambio di esperienze e sull’intervento di esperti a titolo volontario. In altri tempi la produzione metodologico-didattica è stata di alto livello anche a bassi costi, pensiamo ad esempio al MCE. Ci impegniamo per riattivare un movimento cooperativo in difesa del livello di qualità dell’offerta pubblica.

l project financing

Nel centro-sinistra è aperto il dibattito sull’ospedale unico provinciale e sule modalità di realizzazione su cui si confrontano diversi punti di vista a sinistra. Ma sul project financing dell’opera esistono una serie di riserve che accomunano i punti di vista esistenti a sinistra.

Oggi l’Italia si conferma, alle spalle del Regno Unito, il secondo mercato mondiale di project financing nel settore dell’edilizia sanitaria (Osservatorio sul project financing in sanità, Finlombarda, Milano).

Alla base del project financing c’è un contratto di concessione, costruzione e gestione dell’ospedale. L’azienda sanitaria , ormai svuotata della sua valenza pubblica, si impegna a pagare un canone (generalmente per un quarto di secolo). Decorso questo lungo arco di tempo l’azienda sanitaria diventerà proprietaria della struttura a tutti gli effetti.

Il project financing in ambito sanitario lascia una serie di questioni aperte.

Se il soggetto promotore a seguito di una contrazione del flusso di cassa dovesse fronteggiare una richiesta di pignoramento dell’ospedale da parte della banca finanziatrice?

Ma se per il privato una riduzione del flusso di cassa rappresenta una mera eventualità, questa è invece una certezza per il pubblico che rinuncia in partenza a una fetta dei suoi guadagni. In pratica il pubblico paga il privato per offrire sanità al cittadino.

Il privato, una volta completata l’opera, si interesserà al recupero del capitale investito. Siamo tutelati di fronte al rischio che si possa occupare più del volume delle prestazioni offerte che della loro qualità? E siamo sicuri che non orienterà la politica dei servizi verso quei DRG più remunerativi?

Il rischio è quello di creare pazienti di serie A (più redditizi) e serie B (meno remunerativi).

Queste sono solo alcune delle domande che attendono risposta dalle autorità competenti e dai dirigenti dell’ASL 1 Imperiese.

L’Ars si ritiene impegnata a battersi in difesa della sanità pubblica e contro operazioni che possano metterla a rischio.

L’impegno transnazionale

Le vicende inerenti le drammatiche situazioni finanziarie di alcuni paesi europei, la fatica dell’Unione a definire una politica complessiva che garantisca il futuro senza ulteriori traumi, conferma la validità delle nostre battaglie contro il Trattato costituzionale europeo, risultato inadeguato, ripropone l’attualità di una nuova visione della costruzione europea. In tale contesto è opportuno continuare a operare su tali problematiche.

Da diversi anni l’Ars di Imperia mantiene rapporti con i compagni del Ballon Rouge di Aubagne (Bocche del Rodano) e di altre zone della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra (PACA) con i quali ha lottato contro il Trattato costituzionale europeo e contro la direttiva Bolkenstein. Oltre ai temi inerenti le strutture costituzionali dell’Unione Europea, l’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra di Imperia procederà ad approfondire le problematiche su cui ha accumulato esperienza. Innanzitutto con i compagni francesi dovremo sviluppare le iniziative sui temi ambientali territoriali, energetici e paesaggistici, sui trasporti e la ricerca scientifica. Tra l’altro il tema della ricerca è strettamente connesso ai problemi dell’università e più in generale alle questioni della scuola.

Vogliamo riprendere anche l’insieme delle questioni che avevamo proposto nell’incontro di Massoins (Var) del 26 novembre 2006 in cui avevamo avanzato l’idea di istituire un parco transnazionale che coinvolgesse le regioni italo-francesi del PACA, Piemonte e Liguria; attuare la Convenzione alpina, che interessa tutti gli stati dalla Slovenia a Monaco: le province interessate sono quelle di Imperia e di Savona e le università di Nizza, Genova e Torino; avanzare proposte riguardanti la zootecnia con la formulazione di un annuario che definisca annualmente gli enti che rilasciano le autorizzazioni, si censiscano gli alpeggi e la produzione di formaggio, si armonizzi la metodica di laboratorio tra Francia e Italia con un modello informatico idoneo allo scambio delle informazioni sanitarie, proseguire le iniziative contro la discarica originariamente prevista a Breuil al confine con Olivetta San Michele per parare i rischi dell’acqua del Roja, tema su cui avevamo già messo in opera tre incontri a Ventimiglia tra il 16 dicembre 2006 e il 3 febbraio del 2007.

L’ambizioso programma presuppone il rafforzamento organizzativo dell’Ars su tutta l’area provinciale.

Nel contempo rimane l’impegno a rafforzare il nostro bimestrale Pagine Nuove del Ponente, uno strumento essenziale per favorire lo sviluppo di una nuova sinistra nel Ponente ligure.

Imperia 30 aprile 2010

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